Riflessioni di un Atleta

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Riflessione di un Atleta del T.C. Valmarecchia
Sport = passione, crescita, divertimento, disciplina, sogno,
è una delle più grandi “invenzioni” dell’uomo…
 
Tutti i giorni i media ci tengono informati sulle ultime news sportive. Spesso, però leggendo articoli sulle vittorie, le sconfitte o guardando una partita della nostra squadra o del nostro giocatore preferito, non ci rendiamo conto di cosa c’è dietro: ore, mesi, anni di duro lavoro, sangue, sudore, sacrifici, rinunce e lacrime…
Tante volte vi sarà capitato di vedere un grande campione piangere…e quale grande sportivo che si rispetti non l’abbia mai fatto, magari anche di fronte ad una platea di spettatori?
 Le lacrime versate dopo una partita o un allenamento non sono simbolo di debolezza, come spesso siamo abituati a pensare, perché fidatevi gli atleti sono tutt’altro che persone deboli. Sanno cosa significa lottare, facendo di tutto al fine di raggiungere un obiettivo; ogni giorno lavorano sodo, con costanza; sanno tener duro nei momenti più difficili, ma se cadono si rialzano sempre coi pugni pronti a sferrare un nuovo colpo all’avversario e certamente hanno paura, quella c’è sempre, ma il coraggio di affrontarla non manca mai, consapevoli del fatto che prima di superare l’avversario bisogna superare se stessi. E tutto ciò che fanno lo fanno con il cuore e la disciplina è il frutto della loro educazione.
Tanti ragazzi sognano di diventare dei campioni, ma la strada da percorrere è veramente dura, specialmente negli sport individuali dove tu sei l’unico artefice delle tue azioni in campo e fuori, senza avere l’aiuto di nessuno. Negli sport individuali è fondamentale avere un buon rapporto col proprio allenatore, il quale diventa quasi un “secondo papà”.
Inoltre le ore di lavoro sono molte di più. Basta pensare che se un calciatore fa una seduta di allenamento di 2-3 ore al giorno, comprese di riscaldamento, parte atletica, tecnica e defaticamento, un tennista si allena dalle 5 alle 7 ore tutti i giorni. Un ragazzo che pratica uno sport di squadra ha molto più tempo libero di un ragazzo che pratica uno sport individuale.
Da evidenziare anche il fatto che solitamente negli sport di squadra il passaggio da Junior a professionista avviene più tardi rispetto agli sport individuali. Per esempio nel calcio, nella pallavolo, nel basket il passaggio avviene dai 18 ai 22 anni; nel tennis, nel nuoto, nella ginnastica dai 16 ai 20.
Le tante ore di lavoro e il precoce passaggio da Junior a professionista portano via molto tempo allo studio. Purtroppo in Italia non esistono strutture nelle quali i ragazzi possano studiare e allenarsi nello stesso complesso, se esistono sono poche, insufficienti e molto costose. Ciò vede costretti diversi atleti ad andare all’estero per allenarsi. L’ America per esempio è ben organizzata. Gli atleti che frequentano i “college” hanno molti vantaggi come borse di studio, vitto e alloggio gratuiti, ma soprattutto hanno un piano di studi e allenamenti ben organizzato in base alle loro
esigenze sportive. Tutto avviene nello stesso complesso, senza dover essere costretti a spostamenti, i quali porterebbero via molto tempo e denaro.
Come i college esistono anche diverse accademie sia in America come in Francia, Spagna e Germania… queste però sono molto costose.
A proposito di costi…qui subentra un altro problema, quello economico! I ragazzi che fanno uno sport di squadra vengono finanziati dalla società e pagati come dipendenti (se giocano ad alto livello); negli sport individuali le spese sono a carico dell’atleta o dei genitori, i quali si vedono costretti a pagare materiale, allenamenti, tornei, coach, preparatori, psicologi, fisioterapisti, spese mediche, senza contare gli spostamenti.. Ah!! Dimenticavo la scuola!! Soprattutto la scuola, i cui prezzi sono sempre più alti, anche se si tratta di scuola dell’obbligo, quanto meno in Italia. Data la mancanza di adeguate, i ragazzi sono costretti a frequentare scuole private, le quali offrono un orario elastico in base alle loro esigenze. Oppure, come fanno in tanti, rimane la scelta di lasciare la scuola per concentrarsi sullo sport, il quale sarebbe un potenziale lavoro se l’atleta raggiungesse buoni risultati. Sono comunque tanti i ragazzi che non emergono e trovano difficoltà nel campo lavorativo.
D’altronde la salita verso la vetta è assai ardua!!
Io, tennista diciassettenne, ho scelto di frequentare la scuola, poiché prima di tutto l’istruzione è un mio diritto, sapendo che i sacrifici sono comunque tanti.
Mi alzo alle 6 tutte le mattine, impiego 40 minuti col treno per andare a scuola, dove assisto alle lezioni dalle 8 alle 13.25. Alle 13.36 prendo il treno di ritorno, scendo in stazione centrale a Rimini, prendo corriera e dopo altri 45 minuti di viaggio scendo al tennis club dove mi alleno dalle 15 alle 19.30. Alle 20-20.30 torno a casa, mangio e studio fino a tardi. Due giorni alla settimana, quando è possibile, la scuola mi permette di non frequentare, al fine che io possa allenarmi alla mattina e al pomeriggio. Se non sono fuori per tornei, dedico il sabato al riposo e agli amici, mentre la domenica mi porto avanti con lo studio.
Non è una vita facile, molti ragazzi nella mia stessa situazione hanno dovuto trasferirsi all’estero, tanti altri hanno lasciato lo sport o la scuola…
Fortunatamente i miei mi sostengono, mi aiutano e per me fanno veramente tanti sacrifici. Io sono giovane, ho le potenzialità e vado avanti!
Riflessione di un Atleta del T.C. Valmarecchia
Sport = passione, crescita, divertimento, disciplina, sogno,
è una delle più grandi “invenzioni” dell’uomo…
 
Tutti i giorni i media ci tengono informati sulle ultime news sportive. Spesso, però leggendo articoli sulle vittorie, le sconfitte o guardando una partita della nostra squadra o del nostro giocatore preferito, non ci rendiamo conto di cosa c’è dietro: ore, mesi, anni di duro lavoro, sangue, sudore, sacrifici, rinunce e lacrime…
Tante volte vi sarà capitato di vedere un grande campione piangere…e quale grande sportivo che si rispetti non l’abbia mai fatto, magari anche di fronte ad una platea di spettatori?
 Le lacrime versate dopo una partita o un allenamento non sono simbolo di debolezza, come spesso siamo abituati a pensare, perché fidatevi gli atleti sono tutt’altro che persone deboli. Sanno cosa significa lottare, facendo di tutto al fine di raggiungere un obiettivo; ogni giorno lavorano sodo, con costanza; sanno tener duro nei momenti più difficili, ma se cadono si rialzano sempre coi pugni pronti a sferrare un nuovo colpo all’avversario e certamente hanno paura, quella c’è sempre, ma il coraggio di affrontarla non manca mai, consapevoli del fatto che prima di superare l’avversario bisogna superare se stessi. E tutto ciò che fanno lo fanno con il cuore e la disciplina è il frutto della loro educazione.
Tanti ragazzi sognano di diventare dei campioni, ma la strada da percorrere è veramente dura, specialmente negli sport individuali dove tu sei l’unico artefice delle tue azioni in campo e fuori, senza avere l’aiuto di nessuno. Negli sport individuali è fondamentale avere un buon rapporto col proprio allenatore, il quale diventa quasi un “secondo papà”.
Inoltre le ore di lavoro sono molte di più. Basta pensare che se un calciatore fa una seduta di allenamento di 2-3 ore al giorno, comprese di riscaldamento, parte atletica, tecnica e defaticamento, un tennista si allena dalle 5 alle 7 ore tutti i giorni. Un ragazzo che pratica uno sport di squadra ha molto più tempo libero di un ragazzo che pratica uno sport individuale.
Da evidenziare anche il fatto che solitamente negli sport di squadra il passaggio da Junior a professionista avviene più tardi rispetto agli sport individuali. Per esempio nel calcio, nella pallavolo, nel basket il passaggio avviene dai 18 ai 22 anni; nel tennis, nel nuoto, nella ginnastica dai 16 ai 20.
Le tante ore di lavoro e il precoce passaggio da Junior a professionista portano via molto tempo allo studio. Purtroppo in Italia non esistono strutture nelle quali i ragazzi possano studiare e allenarsi nello stesso complesso, se esistono sono poche, insufficienti e molto costose. Ciò vede costretti diversi atleti ad andare all’estero per allenarsi. L’ America per esempio è ben organizzata. Gli atleti che frequentano i “college” hanno molti vantaggi come borse di studio, vitto e alloggio gratuiti, ma soprattutto hanno un piano di studi e allenamenti ben organizzato in base alle loro
esigenze sportive. Tutto avviene nello stesso complesso, senza dover essere costretti a spostamenti, i quali porterebbero via molto tempo e denaro.
Come i college esistono anche diverse accademie sia in America come in Francia, Spagna e Germania… queste però sono molto costose.
A proposito di costi…qui subentra un altro problema, quello economico! I ragazzi che fanno uno sport di squadra vengono finanziati dalla società e pagati come dipendenti (se giocano ad alto livello); negli sport individuali le spese sono a carico dell’atleta o dei genitori, i quali si vedono costretti a pagare materiale, allenamenti, tornei, coach, preparatori, psicologi, fisioterapisti, spese mediche, senza contare gli spostamenti.. Ah!! Dimenticavo la scuola!! Soprattutto la scuola, i cui prezzi sono sempre più alti, anche se si tratta di scuola dell’obbligo, quanto meno in Italia. Data la mancanza di adeguate, i ragazzi sono costretti a frequentare scuole private, le quali offrono un orario elastico in base alle loro esigenze. Oppure, come fanno in tanti, rimane la scelta di lasciare la scuola per concentrarsi sullo sport, il quale sarebbe un potenziale lavoro se l’atleta raggiungesse buoni risultati. Sono comunque tanti i ragazzi che non emergono e trovano difficoltà nel campo lavorativo.
D’altronde la salita verso la vetta è assai ardua!!
Io, tennista diciassettenne, ho scelto di frequentare la scuola, poiché prima di tutto l’istruzione è un mio diritto, sapendo che i sacrifici sono comunque tanti.
Mi alzo alle 6 tutte le mattine, impiego 40 minuti col treno per andare a scuola, dove assisto alle lezioni dalle 8 alle 13.25. Alle 13.36 prendo il treno di ritorno, scendo in stazione centrale a Rimini, prendo corriera e dopo altri 45 minuti di viaggio scendo al tennis club dove mi alleno dalle 15 alle 19.30. Alle 20-20.30 torno a casa, mangio e studio fino a tardi. Due giorni alla settimana, quando è possibile, la scuola mi permette di non frequentare, al fine che io possa allenarmi alla mattina e al pomeriggio. Se non sono fuori per tornei, dedico il sabato al riposo e agli amici, mentre la domenica mi porto avanti con lo studio.
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